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CAPITOLO I

Il nido di Vespe

Il Quadraro negli anni del fascismo si guadagnò il titolo di “Nido di Vespe” un nido sicuro, una base di partenza per continue e insistenti operazioni di sabotaggio.

Ma quelle vespe “non erano animate da generica aggressività, avevano una consapevolezza dei problemi politici e sociali” e agivano compatti.

“Al Quadraro c’erano tanti antifascisti storici, persone che erano state anche mandate al confino, che avevano subìto purghe e persecuzioni durante il fascismo.” Ma non si può comprendere fino in fondo la forza della lotta partigiana in questo quartiere se non si considera la sua dimensione locale: il fatto che il quartiere era una sorta di enclave, separato dagli altri rioni da prati e spazi verdi. Questo aveva creato dei rapporti molto stretti tra le persone, anche se non appartenevano allo stesso partito. I preti che partecipavano alla resistenza, per esempio, collaborarono assiduamente con i comunisti di Bandiera rossa”

Riccardo Sansone – Storico

Chiodi a quattro punte

Dal Settembre 1943 al maggio 1944, durante tutti e nove i mesi dell’occupazione nazista, ci fu un susseguirsi di iniziative: la disseminazione dei chiodi a quattro punte nelle strade consolari (via Appia e via Tuscolana) per bloccare i camion tedeschi carichi di truppe e rifornimenti per il fronte, gli attentati ai tombini e ai fili telefonici, gli agguati nei confronti dei soldati nazisti, gli assalti ai forni e ai molini per distribuire pane, farina e altri generi alimentari tra le famiglie più bisognose del quadraro, il reperimento di armi da sottrarre al nemico, l’eliminazione dei collaboratori fascisti più spietati).

Le azioni dei partigiani rappresentavano una minaccia reale per i tedeschi che erano impotenti a reprimere il movimento perchè non riuscivano ad identificare gli autori… Il rastrellamento del 17 Aprile del 1944 rappresentò, pertanto, una spietata ritorsione militare contro la popolazione civile, in un settore particolarmente importante dal punto di vista strategico, al fine di scardinare un movimento della resistenza che era estremamente efficace nell’azione e, così compenetrato con il popolo, da non poter essere individuato e sconfitto direttamente.

 

Il rastrellamento al Quadraro del 17 Aprile 1944 – Walter De Cesaris

Quadraro e Roma Sud

Chiodi a quattro punte e conflitti a fuoco

Foto di repertorio

Ex sanatorio ramazzini

Il rastrellamento

“ce chiamavano nido de vespe per questo, perchè se pungeva e se scappava”

“Mia madre è andata a casa di questo capo GAP, c’aveva le chiavi, è entrata ha preso tutte le armi che c’aveva, pistole, mitragliette, bombe a mano, quello che c’era e le stava a portà via...se solo un tedesco la ntruppava la ammazzavano sul posto.”

Foto di repertorio

Mamma GAP, non da medaglia d’oro ma nsomma…

CAPITOLO II

"Sarà anche un quartiere santo, ma è pieno de matti"

CAPITOLO III

"La fungara che tepore!"

Mappa di ISPRA

A Roma nun ce fa er teremoto, sfoga tutto sottotera, è tutto vòto

Nel quartiere del Quadraro e Centocelle un tempo era facile trovare un accesso alla fitta rete di cunicoli sotterranei, che negli anni furono utilizzati per vari scopi:

  • Luoghi in cui far crescere i funghi (da cui il nome)
  • Set cinematografici (Scorsese girò qui delle scene di Gangs of New York)
  • Nascondiglio per persone e armi durante la Resistenza
  • Abitazioni per i più poveri
  • “Ce buttavano le macchine”

Foto di Cristina Cosmano ©

Reportage Centocelle sotterranea – guarda tutto il progetto

“Il Gobbo e la Resistenza romana usavano la rete fitta di cunicoli per nascondersi, sfuggire ai tedeschi o tendere loro micidiali imboscate. Si trattava di cave di pozzolana scavate dai romani, attive da secoli, in piccola parte usate anticamente come catacombe. Autentiche strade larghe metri e metri che s’intrecciavano in incroci ortogonali, diramazioni, svolte, affioramenti e frane, grotte più ampie e rivoli che si perdevano nell’oscurità e nel silenzio rotto dallo sgocciolio perenne dell’acqua piovana o di quella, sempre più copiosa, che lasciava filtrare la rete idrica. Roma, si sa, d’acqua ne spreca tanta.”

 

Pancrazio Anfuso

“Non c’avevo casa nè niente, allora me so fatta casa là. Stavo co 70 rumeni”

Reportage

Incontri nel quartiere

Quadraro Vecchio
Radiodramma per voci

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Quadraro vecchio è un progetto ideato da:
Fabio Silei

Prodotto da:
Mine Studio

Contributi testuali
Kim Sambati

Colonna sonora originale a cura di:
Daniele Picerno, Andrea Spaccatrosi

Mix & Editing:
Michele Raf Leucci

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